L’arte del massaggio

Sì, quella del massaggio non è soltanto una tecnica. Per me è assolutamente un’arte.
Ne ho provati di tutti i tipi, soprattutto grazie al mio lavoro che mi porta in centri benessere, hotel con SPA e terme. Non dappertutto, però, mi sono trovata bene.
Partiamo proprio da qui.

Credo che non mi dimenticherò mai, ad esempio, un massaggio con campane tibetane, provato in un bellissimo hotel sul lago di Garda.
A un certo punto del trattamento, come è giusto che sia, ero incapace di intendere e di volere, a metà tra sonno e veglia, bella rilassata. E cosa fa il massaggiatore? Mi tramortisce con una caspita di bacinella metallica, usata come gong e colpita con un aggeggio di legno, pure con una discreta forza.
Ma sei deficiente?!?”, mi veniva da urlargli. Perché non solo mi aveva spaventata, ma mi aveva pure rovinato il massaggio, il pirla.

Un’altra volta provavo un massaggio fatto con due spazzole. Bello, delicato, piacevole. Se non fosse che a un certo punto entra il figlio adolescente della titolare (era un piccolo centro estetico) a chiederle dei soldi per un paio di nuove sneakers. Ma ti pare? I due hanno pure discusso per qualche minuto, noncuranti della presenza della sottoscritta. E va beh.

Episodio simile in un altro centro, sempre a conduzione quasi familiare. Siamo in cabina io e la signora, e il mio adorato linfodrenaggio viene brutalmente interrotto dal campanello. Alla porta c’era il marito della titolare. Il pover’uomo era rimasto fuori casa, aveva dimenticato le chiavi ed era venuto a recuperarle.
Ora, oltre alla scenetta tragicomica, ti pare che si possa interrompere un linfodrenaggio, che ha una tecnica seria e precisissima? NO DICO!

Ultimo incubo, in un noto hotel nella zona Abano – Montegrotto.
Al posto di una bella musichetta soft, avevano messo un iPod con Irene Grandi e Robbie Williams, così il mio massaggio mi ha fatta sentire In vacanza da una vita in compagnia di un Rock DJ.
Pensa te che relax.

Per non parlare dei centri cinesi.
Calma, non è che ci sono andata sperando davvero di provare una bella esperienza: per il mio sito Beautytest ho fatto una specie di reportage su questi centri un po’ equivoci, e ho dovuto ovviamente subire un massaggio. Vi lascio immaginare che tecnica e che delicatezza, vi dico solo che il giorno dopo avevo pure un discreto indolenzimento alla schiena.

Veniamo ora alle esperienze positive. Molte, per fortuna.
La più recente è stata al Romans Club, qui a Milano.
Bellissimo posto, splendida atmosfera, ottima la manualità di Daniela.
Da provare e da tornarci, per dimenticare il resto.

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Sulla luna (o nella pattumiera)

A chi non è mai capitato di innamorarsi follemente di un trucco, di una crema, di un profumo, tanto da ritenerlo indispensabile, irrinunciabile, insostituibile? Il classico cosmetico da “portare sulla luna” o – perché no – sull’isola deserta? Qualcosa che definireste “ultimate“, insomma.
Viceversa, ci sarà stato anche quell’acquisto sfortunato, la “sòla” (alla romana), la delusione, il cosmetico inadatto, inutile, che finisce per rubare spazio nell’armadio del bagno o nel beautycase. Soltanto perché ti spiace buttarlo nella pattumiera – anche se, a ben guardare, sarebbe proprio quello il suo posto.
A me sono capitati tanti cosmetici che rientrano nella categoria “luna“.
Trucchi, creme, profumi di cui molto probabilmente ho già parlato nei post passati.
Per la categoria “rumenta” (concedetemi il termine dialettale) ho avuto la sfortuna di incontrare:
- una sedicente BB cream che sembrava biacca, mi pareva di essere truccata come un mimo… buttata subito via
- una mousse idratante per il viso che faceva quelli che io chiamo i “gommini”: passando i polpastrelli sulla pelle, venivano via i residui di crema, che evidentemente non era stata ben assimilata. Riciclata come maschera
- una matita occhi con una mina così dura che a momenti mi graffiava la palpebra. Ero tentata di riciclarla come regalo – punizione, poi mi sono messa una mano sulla coscienza e l’ho cestinata
- un mascara con uno scovolino così stupido, che già durante l’applicazione ti macchiava la palpebra. No dico: ma l’avranno provato, prima di metterlo in commercio, o no?!? Ovviamente cestinato
- strisce depilatorie che non solo non toglievano i maledetti peli, ma facevano anche un male cane. Pensavo di usarle come strumento di tortura, ma poi le ho buttate via perché avevano anche un odore non proprio felice

E a voi cos’è capitato, nella categoria LUNA e in quella PATTUMIERA ?

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Tendenza… capelli?!

Ultimamente ragiono molto sulle questioni importanti dell’esistenza, e tra le altre cose mi sono chiesta se abbia un senso parlare di “tendenza capelli” e la risposta, per quanto mi riguarda, è senz’altro un bel NO.
Lasciamo pure perdere la sottoscritta, che delle mode se ne frega ampiamente (e come vedete non ha difficoltà ad ammetterlo).
Il punto è che non c’è mezza persona che io conosca che faccia diversamente. Tutti ignorano allegramente questa tanto discussa, celebrata e sopravvalutata “tendenza capelli”. Sono soltanto gli hairstylist a continuare a proporcela a ogni pie’ sospinto (pardon, a ogni cambio stagione).
Ma nella quotidianità, nel mondo comune, chi se la fila?
Se uno scopre di star bene con la frangia, non sarà certo una banale, effimera tendenza stagionale a fargli cambiare idea.
Se nello stesso modo saltasse fuori che il castano è totalmente out, non mi passerebbe neanche tangenzialmente per la testa di convertirmi a un rosso o, peggio ancora, a un biondo.

Però, dato che mi piace ascoltare altri punti di vista, vi prego di dirmi il vostro: per voi è importante questa benedetta tendenza capelli?

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“Mi dispiace, non lo fanno più” – ed è subito tragedia

Quante volte vi è capitato di entrare in profumeria, chiedere non UN prodotto, ma IL vostro prodotto preferito, e sentirvi dare questa risposta?
Una risposta che non lascia spazio a repliche, a “ma…”. Il nulla.
IL NOSTRO AMATO PROFUMO, LA NOSTRA ADORATA CREMINA, QUEL COLORE DI ROSSETTO CHE CI STAVA COSì BENE… NIENTE, NON è PIù REPERIBILE.
Senza alcun preavviso.
Senza la possibilità di farne scorta (magari indebitandoci per i prossimi mille anni, ma ne sarebbe valsa la pena).
A me è capitato soprattutto con profumi: Il Bulgari Omnia che vedete nella foto, Theorema di Fendi, Femina di Alberta Ferretti.
Non li fanno più. Punto. Chissà perché, poi.
Allora, superato il primo momento di lutto, parte la ricerca di un possibile sostituto.
Che non porta – manco a dirlo – da nessuna parte, perché a noi piaceva QUEL profumo, e nessun altro sarà mai come lui. Era amore, mica una storiella così tanto per fare.
Magari lo si può trovare all’estero, magari con un po’ di fortuna lo si trova in qualche negozio online.
Però, mentre lo cerchiamo, abbiamo comunque il senso di qualcosa di perduto, e siamo anche vagamente incaxxate perché ci sentiamo tradite, abbandonate.
A voi è mai successo che un amore finisse così?

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Ognuna ha le sue fissazioni. Menomale.

Anche in fatto di bellezza, noi donne riusciamo ad avere le idee più diverse e talvolta contrastanti.
Ci sono quelle fissate con la faccia, altre si dedicano 100% al corpo.
Ci sono quelle che “i capelli devono essere sempre freschi di piega“, altre che EVIDENTEMENTE non la pensano proprio così.
L’elenco potrebbe essere pressoché infinito, ovviamente.
Personalmente, e qui mi scuso con chi mi conosce bene perché sentirà (leggerà) cose trite e ritrite, ho certamente anch’io le mie beautyfisse, ci mancherebbe.
Le unghie in primis. Da cinque anni coperte col gel, me le possono toccare solo da Runway, dove c’è il mio nail guru, Giancarlo.
Poi le sopracciglia. Quelle le faccio periodicamente al Brow Bar di Benefit, da Sephora. Perché qui prendono la questione molto seriamente, come se esistesse la “Brow-ology” e loro ne fossero le super esperte.
Ultimamente – diciamo negli ultimi sei mesi… – ho dovuto rinunciare alla mia amata palestra. Altrimenti ci andrei almeno un paio di volte la settimana, soprattutto per camminare veloce sul tapis roulant, con la mia musica tamarra dell’iPod.
Mi avevano consigliato di nuotare molto, ma onestamente in inverno chi ha voglia di uscire per andare a buttarsi in piscina? Senza contare la stanchezza che ogni settimana aumenta…
Già, adesso i miei addominali chissà dove sono. Chissà quando li rivedrò.
Anche quelli sarebbero una delle mie fissazioni.
Mi è sempre piaciuto avere la pancia piuttosto piatta.
D’accordo, magari il sedere un po’ morbido e mediterraneo (sono per la bellezza con qualche curva, senza esagerare), ma la panza no.
Va beh, col tempo tutto tornerà a posto, almeno lo spero. Con calma, senza angoscia.
Perché l’ultima delle mie beautyidee fisse è che quello che una è dentro, è anche fuori, e viceversa.
Se una è serena ed equilibrata, facilmente avrà un’espressione distesa e uno sguardo sorridente.
E credo che non ci sia niente di più bello di una donna che comunica equilibrio e serenità.
Siete d’accordo? Quali sono le vostre Beautyfissazioni?

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I trattamenti “omaggio”

Ogni volta che mi regalano un trattamento (viso, corpo, capelli, con formule più o meno generose) mi tornano in mente le beauty esperienze di quando ero più giovane e ancora studentessa.
Non avevo ancora la fortuna di avere un lavoro che mi desse la possibilità di provare di tutto, assolutamente gratis.
Perciò, quando capitava l’occasione, mi facevo truccare e incremare nelle cabine che proponevano un “Trattamento omaggio”. Questo succedeva il più delle volte in Rinascente.
E poteva succedere di tutto, o quasi.
Mi ricordo che una volta mi truccarono con un matitone occhi color verde acqua. Non è che il truccatore fosse daltonico, no. Voleva semplicemente fare pendent con la maglia che avevo su quel giorno, povero caro.
Mi sembrava di essere pronta per il Carnevale di Rio, eppure lui sosteneva che mi stesse divinamente.
Non solo: mi voleva anche vendere l’arma del delitto, ovvero il suddetto matitone. Con una notevole insistenza, pure.
Comprai invece il gloss, perché mi piaceva davvero e perché, almeno quello, l’avrei usato sempre.
Però non c’era “obbligo d’acquisto“, almeno sul coupon. Alla faccia del non-obbligo.
Un’altra volta mi andò molto bene, invece.
C’era il Clinique Bonus Time e se dopo il trattamento compravi due prodotti, ti regalavano una bella pochette piena di cosine carine.
Come resistere?
In più trovai una consultant simpatica che mi regalò anche un’agenda col logo Clinique.
Per me ventenne era una libidine!
Una volta invece mi ero proprio innervosita.
Per tutto il tempo del trattamento, la tizia continuava a farmi domande su come mi lavavo la faccia, quali prodotti usavo, e ovviamente era tutto sbagliatissimo, perciò nel giro di poche ore, secondo lei, mi sarei ritrovata con la pelle a brandelli.
Ovvio, perché secondo lei dovevo buttare via tutto e rifarmi l’arsenale con i prodotti di quella marca, dalla A alla Z.
Vedi, la tua pelle è mista, ha zone impure, ma anche zone in cui appare fragile, inoltre si arrossa facilmente… Poi bisogna prevenire le prime rughette e idratare molto” Ma che cos’è, ho tutti i tipi possibili immaginabili di pelle?!? E secondo te mi dovrei comprare diecimila creme e cremine per ogni centimentro quadrato di pelle?!? Ma sei scema ?!?
No, perché d’accordo che ‘sta gente è lì per vendere, ovviamente, ma cavoli ci vuole un po’ di buon senso: con quale coraggio e coscienza tu vendeuse disgraziata consigli vivamente a una studentessa di comprare una dozzina di prodotti, tra l’altro di un marchio non proprio da grande distribuzione?
Io non so.
Com’è finita? Che non ho comprato niente, ovvio.
Le ho semplicemente detto che preferivo prima finire i prodotti, e che poi avrei considerato di acquistare qualcosa di quella marca.
Perché se mia mamma avesse scoperto che avevo speso trecentomila lire (eh già, vi parlo di tempi antichi…) per quei prodotti, mi avrebbe uccisa lei.
Senza neanche aspettare che mi cadesse la pelle a brandelli.

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Il rossetto, i tacchi e le Ferrari

I primi oggetti rossi che nella mia vita hanno avuto un significato sono state le trousse della Pupa.
Piccoli cofanetti pieni di trucchi, scrigni rosso lucido. Per me ventenne, dei veri oggetti del desiderio.
Li avrei voluti tutti, erano così belli, così accattivanti, così… rossi.
Un colore che tuttora ha per me, assieme al nero, un significato, una connotazione e una valenza molto forti.
A cominciare dal trucco: un rossetto decisamente rosso, per me che ho la pelle chiara e i capelli castano scuro, è molto d’effetto e mi piace molto.
Ma tutte le donne con un bel rouge – rouge hanno una marcia in più.
A dire il vero, tante cose – se rosse – hanno una marcia in più.
Non per niente chi è lombardo conoscerà il detto popolare “cinc ghej de pu, ma ross” (credo che si scriva più o meno così), che sta a significare che vale la pena spendere qualcosa di più per acquistare un oggetto, purché sia rosso.
Non so da dove sia nato questo detto, però è simpatico.
D’accordo con me è forse Monsieur Christian Louboutin, che io amo chiamare “Il Maestro” per ovvi motivi.
Se vivete su Marte e non sapete chi sia, vi dirò soltanto che è il mitico stilista, shoe designer, chiamatelo come vi pare, famoso per le sue bellissime scarpe dalla suola – neanche a dirlo – rossa.
Il nostro Christian, oltre a creare oggetti meravigliosi, ha infatti dovuto accettare che Yves Saint Laurent producesse scarpe con la stessa identica caratteristica.
Ma voglio sperare che sia lui a restare legato a doppio filo alla splendida ed evocativa immagine di una decolleté, magari black patent, con una suola rosso fiammante.
Eccheccavolo.
A proposito di “fiammante”, parlando di rosso non possiamo non aprire una parentesi e nominare le Ferrari, simbolo italiano di lusso ed eleganza in tutto il mondo.
La mia esperienza personale con queste vetture si limita a un weekend di qualche mese fa.
Vi dico solo che durante il viaggio da Cremona a Milano sono riuscita ad addormentarmi sopra a una FF.
No, non guidavo io: ero comodamente spaparanzata dietro, assieme alla mia amica Cristina.
Va beh, io dormirei anche in piedi, probabilmente.
Però questa FF era niente male e ci ho fatto sopra una dormita discreta. Chiusa parentesi.
Tornando in ambito beauty, pensiamo un secondo ai cosmetici “red” o “rouge“.
Hanno un leitmotiv (dire “fil rouge” mi sembrava un po’ ridondante) di sensualità, di mistero, di sexitudine.
D’altronde, conosciamo bene la valenza simbolica del rosso e non è il caso che vi parli di cose trite e ritrite, no?
Così, anche lo smalto rosso-rosso è forse il mio preferito (più che smalto, è un gel o Shellac, per essere precisa).
E i rubini sono le pietre preziose che sento più mie. Anche i granati, ok.
Credo che assieme al nero, il rosso sia il mio colore preferito.
E guai a chi pensa subito a scontate associazioni calcistiche: per me il calcio è solo e soltanto un elemento chimico.
Concludo lanciando una piccola sfida: chi di voi (donne, ovvio) crede di star male col rossetto rosso-rosso?
Perchè io sono convinta che esista un rosso per ognuna di noi, leggermente caldo o un pochino freddo, ma assolutamente e innegabilmente rosso.

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Nero, noir, black…

Anche stavolta, l’ispirazione arriva da Facebook.
Un’amica chiede: “Voi preferite scrivere in blu o in nero?” - e io rispondo, ovviamente, con una vera e propria apologia del non-colore, o – dal mio punto di vista – del re dei colori.
Il nero, prima di tutto, risalta al massimo sul bianco, è incisivo, profondo e luminoso allo stesso tempo.
Tutte le cose più belle, eleganti e preziose sono nere: il caviale, i diamanti, il little black dress, le perle.
Pensiamoci un attimo: qualsiasi oggetto, qualunque sia la sua natura, diventa più figo se connotato come noir o black. Soprattutto nel settore a me così caro.
Basti pensare a profumi o trucchi NoirBlack… Veri oggetti del desiderio, da custodire gelosamente o mostrare con una punta d’orgoglio, per far invidia a chi non lo può possedere.
Spesso, poi, le mie unghie sono nere. Jet black, per la precisione, un nero onice lucidissimo.
Che dire, poi, di un paio di stiletto black patent, magari con suola rossa?

 

Non c’è niente da fare: il nero è sempre il meglio.
Pensiamo anche all’intimo, alle calze, a un reggicalze, a una guepière…
Anche per le piccole cose, certo: io personalmente non concepisco altro colore per il mascara. Mica voglio sembrare pronta per il carnevale di Rio.
Arriverà anche il giorno in cui mi farò i capelli corvini, probabilmente…
Per ora, mi piace circondarmi di oggetti come le Montblanc, i cofanetti di make-up Chanel…
Chi mi conosce sa poi che indosso sempre sempre sempre al medio sinistro un anello che rappresenta una rosa. Nera, ovvio. In plastica, comprato a Londra cinque o sei anni fa, pagato un paio di sterline. Eppure per me è preziosissimo. Sarà perché è nero?

 

PS L’immagine di apertura è di Corina Patraucean.

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Se non ti vuoi truccare… dimmi almeno perché

Anche stavolta tutto è cominciato su Facebook.
Un’amica chiede: “Ma voi vi truccate sempre ogni volta che uscite?” - e lì mi si è aperto un mondo.
In senso negativo, ovviamente, data la mia comprensibile posizione a riguardo: se non ho almeno (almeno!) mascara e rossetto, non prendo neanche l’ascensore.
Ma mica tutte la pensano come me, anzi.
C’è chi si trucca soltanto per uscire la sera, perché di giorno NON HA TEMPO.
C’è chi mette solo il burrocacao. Ma rientra nella categoria “trucco” ?
C’è anche stata chi si è scagliata contro il trucco – manco fossimo nel Medioevo – perché inganna, cambia il volto, mistifica i lineamenti…
Qualcuna ha poi obiettato che l’importante è sentirsi belle dentro e che l’aspetto non è poi così importante.

Forse, però, dimentichiamo che l’aspetto esteriore è spessissimo - nel bene e nel male – specchio di come siamo dentro.

E vogliamo dimenticare anche che l’aspetto fisico è il primo approccio visivo che abbiamo con il mondo?

Ora, io non voglio convincere nessuna a quanto sia bello e divertente avvicinarsi all’arte del make-up, però sono veramente curiosa di conoscere i VERI motivi di queste scelte così diverse dalla mia.

Vi va di condividerli?

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Ma ce l’avete con le mie unghie?!?

Voi che ultimamente non avete niente di meglio da fare se non preoccuparvi di come sarà la mia vita tra un paio di mesi con queste unghie, rispondetemi sinceramente.
Mi sembra il minimo che mi possa spettare in cambio di non avervi mai liquidato con un sonoro “Ma fatevi i beeeeeeeep vostri!” ogni volta che vi preoccupate di come potrò mai gestire le varie situazioni che la maternità implica.
Dunque, rispondete.
Cos’hanno le mie unghie che vi irrita tanto?
La lunghezza?
Il colore?
Entrambe le cose?
No, perché evidentemente le mie unghie hanno qualcosa che vi dà enormemente fastidio, se è la prima cosa a cui pensate io debba rinunciare nella mia nuova veste di mamma.

Volete qualche minuto per rifletterci sopra?
Ok, nel frattempo vi racconto io qualcosa, così inganno l’attesa.
Già, perché – che ci crediate o no – avere le unghie un po’ lunghe non implica necessariamente che una sia un’emerita fancazzista.
Mi spiace darvi questa delusione, ma è la verità.
Con le unghie un po’ lunghine si può fare tutto.
Certo, per TUTTO intendo l’ordinaria amministrazione, non fare free-climbing o dilettarsi col giardinaggio in una coltivazione di baobab, eh.
Lo ammetto, io non ho mai lavato i piatti a mano – ma c’è ancora chi lo fa? – e comunque se dovessi farlo userei i guanti.
In ogni caso, saranno anche un po’ fatti miei, no?

Altra informazione utile: le unghie così le ho da più di cinque anni.
Mi sembra un lasso di tempo abbastanza lungo per essere riuscita ad abituarmi, non credete?
Guardate, per onestà vi dirò che l’UNICO problema che ho è quello delle letterine sui tasti del PC: piano piano, scrivi oggi e scrivi domani, un po’ le gratto via.
Ma mi sembra una questione veramente trascurabile.

Poi dovete anche rendervi conto che le unghie con la ricostruzione NON graffiano più di quelle naturali, a meno che abbiano una forma a stiletto. Ma decisamente non è il mio caso.
Quelle naturali si rompono, si sbeccano, si sfaldano con una facilità estrema.
Me lo ricordo bene ed è uno dei motivi per cui ho fatto la scelta del gel.

Un’unghia danneggiata è un’arma impropria e graffia come non so cosa.
Le mie sono piuttosto arrotondate e non graffiano.
Non faranno male alla pelle delicata della bambina, non preoccupatevi. Tranquille.

PS – Piuttosto, perché non mi fate altre domande o non vi preoccupate di altre questioni ben più importanti?
Se posso permettermi di darvi un suggerimento, fossi in voi farei domande più intelligenti, meno superficiali e – viva la sincerità e la NON ipocrisia, almeno da parte mia – che non lascino trasparire quel pizzico di motivatissima invidia per le mie bellissime unghie.
Le volete anche voi? Andate da Runway qui a Milano e nel giro di un paio d’ore le avrete. Ecco.

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